LE SMORFIE CHE NON FANNO RIDERE
La rinite allergica raccontata dai volti di chi convive con questa patologia.
Una mostra, realizzata in collaborazione con l’associazione Respiriamo Insieme, che presenta i ritratti di persone con rinite allergica, per dare un volto alla patologia e trasformare il disagio in un messaggio di consapevolezza e condivisione.
INFORMAZIONI
Le fotografie raccolte in questa pagina sono state esposte a Milano, presso la Cascina Cuccagna, a Marzo 2026.
Mostra a cura di Perimetro
Fotografie di Giorgio Galimberti
Giorgio Galimberti nasce a Como il 20 marzo 1980. Fin da bambino sviluppa una forte passione per la fotografia, favorita da un ambiente familiare aperto all’arte e alla creatività. I primi approcci al mezzo fotografico avvengono attraverso le Polaroid, che gli permettono di sperimentare sin da subito con manipolazioni e alterazioni dell’immagine, esplorando la dimensione ludica e immediata della fotografia istantanea.
Durante l’adolescenza questa passione cresce costantemente: frequenta numerose mostre ed esposizioni e parallelamente si dedica con intensità al lavoro in camera oscura. In questo periodo costruisce un personale bagaglio fotografico, ispirandosi alle tecniche di sperimentazione dei grandi maestri che hanno segnato la storia della fotografia.
Dopo un breve periodo di distacco, Galimberti si riavvicina al mondo della fotografia con l’avvento del digitale, senza però abbandonare del tutto l’analogico. Attraverso l’uso del bianco e nero affina il proprio linguaggio, elaborando una visione ispirata alla lezione dei grandi autori e centrata sugli effetti della luce sui corpi e sui paesaggi urbani. In questo percorso rielabora alcuni elementi tipici della street photography, fondendoli con uno stile moderno e narrativo capace di unire scorci di vita quotidiana a visioni sospese dell’architettura urbana. Ne nasce così un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile.
Fotografo versatile, Galimberti si muove con coerenza tra generi differenti, dai ritratti alla street photography fino ai paesaggi, mantenendo sempre una cifra stilistica ben definita. Parallelamente alla ricerca autoriale, collabora con numerose aziende realizzando progetti di corporate e advertising, nei quali applica la sua sensibilità visiva a linguaggi e contesti diversi, senza mai rinunciare alla propria identità espressiva. Il suo lavoro ha trovato spazio in numerose mostre personali e collettive e in collaborazioni con gallerie d’arte italiane e internazionali, permettendogli di affermarsi come autore nel panorama fotografico contemporaneo. All’attività artistica e professionale affianca quella didattica, conducendo workshop e seminari in cui trasmette la propria esperienza e la sua visione della fotografia d’autore.
È un gesto che dura un attimo, come quello di uno sportivo colto nel momento decisivo: il centometrista che scatta dai blocchi, il pugile nell’impatto, il tuffatore sospeso prima dell’acqua. Tutto si gioca in una frazione di secondo: più di trenta muscoli si attivano, il torace si comprime, il volto perde assetto.
È un picco di intensità.
La mostra di Giorgio Galimberti si colloca esattamente qui, nei volti colti nell’atto di starnutire. Il fotografo registra un istante di spontaneità, in cui la compostezza si allenta, la maschera cade, l’espressione cambia e il volto si trasforma. L’immagine dello starnuto è ambigua: può far sorridere perché spezza la compostezza, ma allo stesso tempo lascia emergere una vulnerabilità autentica.
La rinite allergica è una risposta immunitaria a un elemento naturale percepito come minaccia. Polline, polvere, graminacee. La natura, cioè.
Il paradosso è semplice e crudele, reagiamo a ciò da cui proveniamo. Il nostro sistema immunitario segnala un conflitto.
Nasi che colano. Occhi che lacrimano. Gola che brucia. A volte il respiro si accorcia. La rinite è più di un’allergia: è una condizione che incide sulla qualità di vita, condiziona la routine e impone una gestione costante dei sintomi.
I soggetti di questa mostra portano con sé questa esperienza. Non sono attori, ma pazienti reali reclutati dall’associazione pazienti Respiriamo Insieme APS che convivono da anni con la rinite allergica. Conoscono i sintomi, ne anticipano l’arrivo, organizzano la quotidianità attorno a un calendario invisibile fatto di pollini e stagioni.
Sono venuti in studio con questa consapevolezza.
Davanti al fotografo non hanno dovuto inventare nulla. Hanno atteso che il corpo facesse ciò che conoscono fin troppo bene: la mano che sale a coprire il volto, il fazzoletto pronto, la contrazione degli occhi, il respiro che si interrompe.
Una coreografia involontaria.
Quelli che vedete sono starnuti veri. Le lacrime sono autentiche.
La macchina fotografica non costruisce un effetto: intercetta un evento reale.
In questo incontro tra soggetto e fotografo si crea uno spazio di fiducia.
Accettare di essere ritratti nel momento meno controllabile significa sospendere l’immagine pubblica.
In un tempo in cui il volto viene continuamente filtrato e perfezionato, queste fotografie non nascondono nulla: mostrano senza correzioni l’imperfezione, la fragilità, la verità di un’espressione.
SCATTI DI RINITE lavora su questa soglia.
Tra attesa ed esplosione. Tra fragilità e resistenza. Tra il desiderio di primavera e il prezzo che alcuni corpi pagano per attraversarla.
La mostra è stata ospitata alla Cascina Cuccagna nella settimana che segna l’inizio della primavera. Una scelta precisa. Cuccagna è una cascina settecentesca rimasta dentro la città, un luogo che tiene insieme memoria agricola e presente urbano.
Giardini, cortili, alberi.
Un frammento di natura nel tessuto milanese.
Esporre alla Cascina Cuccagna questi ritratti ha significato inserirli in un contesto vivo, stagionale, non neutro. Fuori, la primavera che comincia. Dentro, i volti in bianco e nero che raccontano un’altra esperienza della stessa stagione. Il colore esplode nel giardino; nelle immagini viene sottratto. Rimangono luce, pelle, tensione muscolare. Il bianco e nero asciuga, concentra, porta tutto sulla soglia tra corpo e spazio.
La cascina è diventata così parte integrante del lavoro, non solo sede espositiva, ma campo di risonanza. Primavera, natura, città.





























